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  • Gabriele 15:23 on 29 December 2009 Permalink  

    Mind your own business 

    Note to self: la prossima volta che ti verrà voglia di essere gentile con qualcuno, risparmiatelo pure. Nello specifico, non è che uno si aspetti gratitudine per i gesti di gratuita buona creanza. Ma che, nell’ordine, si possa venire accusati di intenzioni ambigue o di maleducazione nonché di potenzialità stressogene varie, no, questo è troppo.

    Il prossimo Natale si torna alle care vecchie abitudini. Pensare solo a se stessi. E basta inutili – e controproducenti – smancerie.

     
  • Gabriele 19:01 on 9 December 2009 Permalink | Rispondi  

    But sometimes 

    A volte non hai nemmeno tempo di ripensarci, di mettere a fuoco quando le cose hanno cominciato a prendere questa piega. Mi sovviene una data, il 28 settembre del 2008. Inesorabile nella sua arbitrarietà, ma non per questo meno periodicizzante. In fondo, penso, forse nemmeno i romani si resero perfettamente conto di cosa avrebbe significato, nei secoli a venire, la deposizione di un imperatore così insignificante come Romolo Augustolo.

    Ma poi ricompare, e di nuovo ce l’hai lì di fronte a tinte vive come in un quadro di Chagall. Quello che ti manca. Quel qualcosa che ora non hai più, e che ancora una volta ti trovi a rimpiangere con amarezza infinita. Come se un anno non fosse passato. Mentre tutto il resto va avanti splendidamente, quando sembra che finalmente il tempo, inaspettatamente galantuomo, stia ripagando i suoi debiti. Le gambe mi spingono avanti, a velocità infinita; ma di nuovo giro il capo e guardo indietro, alla mia Euridice perduta per sempre.

     
  • Gabriele 21:42 on 6 December 2009 Permalink | Rispondi  

    Like the professionals do /2 

    Secondo giorno di fiera. Conferenze interessanti e pressoché zero attività di stand. Molte chiacchiere sul fronte eBook, stavolta con qualche dato in più e molte chiacchiere in meno. Non vi tedio col resoconto, perché non sono neanche sicuro che tutti i dati siano stati ancora resi pubblici. Vi basti sapere che no, ancora per qualche anno non dovrete dotarvi di Kindle o cloni e buttare a mare tutta la poesia della pagina e dei granelli di sabbia che scintillano nella rilegatura.

    Ho finalmente conosciuto Massimo Carlotto e i Mama Sabot, ragazzi molto interessanti di cui sentirete presto parlare e coi quali è stato un piacere discorrere articolatamente di scrittura collettiva e strategie di composizione a due mani in parallelo con quanto accade nella musica. Peraltro credo di aver distribuito più biglietti da visita quest’oggi di quanto non abbia mai fatto prima. Qualcosa sta cambiando, temo.

    Due parole molto rapide su alcune questioni che mi sta a cuore precisare (chiamatelo uso personale del blog). Punto primo, mi dà estremamente sui nervi che qualcuno a cui regalo dei biglietti d’ingresso omaggio per la fiera venga a disturbarmi mentre sto lavorando e finisca persino per offendersi quando, educatamente, lo prego di lasciarmi finire di parlare con l’amministratore delegato di Simplicissimus. Punto secondo, e questo è un riferimento che ai più di voi resterà oscuro, se c’è qualcuno che ha non solo il diritto ma il dovere di mettere punto e andare a capo, quello sono io e non certo tu. Tienti la tua inutile vita e possibilmente mantienila il più lontana possibile dalla mia. Grazie per la cortese attenzione.

    Ma domani… domani? Domani terzo giorno di fiera. Il mio accredito arancione lo faccio fruttare, credevate mica che mi pagassero per bighellonare?

     
  • Gabriele 21:49 on 5 December 2009 Permalink | Rispondi  

    Like the professionals do 

    Bilancio più che positivo per la prima giornata di noi piccoli e medi editori in fiera. Forte e fiero del mio accredito arancione (riservato ai sedicenti operatori professionali - nello specifico mi è toccata la categoria servizi per l’editoria) mi sono aggirato tra stand, espositori, giornaliste e hostess (ho un debole per la categoria, ormai l’avrete capito) con fare guardingo ma sfacciato. Tutto bello, molto rosso ovunque – col biondo si abbina alla perfezione – e, ahimé nonché ahiloro – neanche un metro quadrato di wireless disponibile, per la gioia di tutti i giornalisti che speravano di poter lavorare dieci minuti in pace.

    120509130120

    Ho seguito integralmente due conferenze: la prima non era niente di speciale, solo una marchetta per mettere in vetrina i servizi di digitalizzazione offerti da eBooks Italia, azienda che mira molto umilmente a imporsi come il primo marketplace italiano e a svettare nei due settori del B2B e del consumer (qualunque professionista con un minimo di buonsenso troverà comodamente sul dizionario l’opportuna definizione di follia). Chiacchiere, molte chiacchiere, solo chiacchiere e zero fatti: finché il RPP delle macchine e-ink non scenderà sotto i $200, mentre attualmente l’ebook reader più economico costa la bellezza di €230, non sarà nemmeno possibile pensare di smuovere il mercato oltre le percentuali all’albumina dove si annida adesso, nonostante il gigantesco hype che gli uffici stampa hanno costruito attorno a un fenomeno inesistente.
    Fierina

    Molto meglio la seconda conferenza, nella quale sono stati presentati i risultati della ricerca annuale condotta da ISTAT sulle abitudini dei lettori italiani. Molto bene il comparto dei lettori forti: passano in un anno dal 13,2% del totale al 15,2%, crescendo in un solo anno di due punti percentuali. Sostanzialmente stabile la situazione per quanto riguarda quelli che leggono un libro o due all’anno. Invariato anche il profilo del buon lettore tipico: donna, settentrionale, di cultura elevata e libera professione. Tutto sommato prevedibile, non credete? Nonostante il trend di crescita, sappiamo bene quali dati abbiano comunicato gli editori in merito ai loro fatturati. Ma questo è tutt’altro genere di problema.

    Solo pochi appunti frettolosi, prima di uscire per un bicchiere con gli amici (altrimenti che sabato sera sarebbe?) e prepararmi per un’altra giornata di operazioni very professional. Stay tuned.

     
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