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	<title>GABlog</title>
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	<description>Il blog che (non) vi mancava</description>
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		<title>Ho nel petto un fuoco che mi brucia e mi&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 02:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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La mia forza, la mia fragilità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho nel petto un fuoco che mi brucia e mi consuma passo dopo passo.<br />
La mia forza, la mia fragilità.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Tutto cambia, tutto resta com&#8217;è</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 04:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Life]]></category>

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		<description><![CDATA[Gattopardianamente vivo le mie ore. Appena ieri mattina mi svegliavo nella piccola casa di Viareggio accanto alla mia dolcissima A. e cercavo ogni sorta di scuse, plausibili o meno, per distaccarmene il più tardi possibile. Non avreste fatto anche voi lo stesso? Torno a Roma e m&#8217;immergo nelle mie febbrili e apparentemente inconcludenti attività. Spesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gattopardianamente vivo le mie ore. Appena ieri mattina mi svegliavo nella piccola casa di Viareggio accanto alla mia dolcissima A. e cercavo ogni sorta di scuse, plausibili o meno, per distaccarmene il più tardi possibile. Non avreste fatto anche voi lo stesso? Torno a Roma e m&#8217;immergo nelle mie febbrili e apparentemente inconcludenti attività. Spesso mi fermo davanti allo specchio chiedendomi inquieto se non mi stia sopravvalutando un po&#8217; troppo. Forse, penso, il mio posto è davvero a pulire i cessi sulle navi. Forse, credo, compilerò per tutta la vita ogni sorta di <em>proposal</em>, di <em>draft</em>, di <em>project agreement</em>, solo per vedermeli rifiutati e derisi. Un po&#8217; la paranoia che mi sto facendo <em>adesso</em>, per dire. Eppure non posso permettermi di smettere di provare. Sono fermamente risoluto ad arrendermi solo di fronte all&#8217;evidenza della sconfitta.</p>
<p>Diceva sempre (lo dice ancora, ogni volta che lo vedo) mio nonno: quando tutto il resto fallisce, ti restano due mani per sudarti un pezzo di pane. Tutto il resto è un surplus che qualcuno può permettersi <em>ma qualcun altro no</em>. Saggio vecchietto, lui. In fondo per la sua epoca e per la sua stirpe era inconcepibile il solo pensare che un umile figlio del popolo potesse chiedere alla vita qualcosa di più di un impiego in Polizia. Non c&#8217;è da stupirsi se mi guarda sempre come fossi un alieno suo consanguineo. Non posso smettere di provarci. Non posso chiudere tutti i progetti nel faldone dei ricordi e arrendermi. Non ancora. Miglioro di anno in anno, e l&#8217;unico fattore che mi rema sistematicamente contro è la mia cronica mancanza di autostima e la fame di risultati e approvazione che mi divora. So bene che dovrei lavorare su questo aspetto della mia personalità e imparare a tenerlo sotto controllo, e imparare quantomeno a godermi il buono che finora sono riuscito a tirar fuori. Eppure no, niente di tutto questo. Messo a segno un risultato, esso evapora nel regno dell&#8217;acquisito nel volgere di tre ore e lascia spazio alla prossima ambizione. Un&#8217;ambizione lacerante e sconfinata che mi spinge impetuosamente avanti verso la prossima tappa, incapace di fermarmi.A quelli come me è concessa una sola opportunità. Non posso deludermi. Non posso deludere A. Ce la farò.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Stobenestomale</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 00:14:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come sto? Non lo so. Mediamente, non lo so. Dico sul serio. Non lo so. Non me lo chiedo mai, cerco di rifuggire ogni occasione che potrebbe portarmi a questa domanda. Mi rigiro nel letto abbracciando le mie incertezze, chiedendomi ad ogni respiro se tutto quello che sto facendo, tutti gli sforzi che sto impiegando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come sto? Non lo so. Mediamente, non lo so. Dico sul serio. Non lo so. Non me lo chiedo mai, cerco di rifuggire ogni occasione che potrebbe portarmi a questa domanda. Mi rigiro nel letto abbracciando le mie incertezze, chiedendomi ad ogni respiro se tutto quello che sto facendo, tutti gli sforzi che sto impiegando nella ricerca di un mio <em>spazio</em>, di un mio <em>ruolo </em>nel mondo troveranno, un giorno, degna o almeno decorosa fioritura. Dormo poco. Dormo male. Mi sveglio colmo di sonno e concludo la fase REM sballottato sugli scomodissimi sedili del metrò. Vivo perennemente sospeso tra il fare e il non-fare, tra gli accessi di pensiero e l&#8217;azione forsennata. Scrivo poco, scrivo niente; scrivo sempre peggio. Mi riduco a frequentare i <em>social network</em> per non perdere il contatto con le azioni e i pensieri dei miei <em>contatti</em> (non so neanche più se la mia nozione di amicizia sia più così distante dal concetto di nodo in un <em>mind map</em>). Caffè, troppi caffè, e sigarette (troppe sigarette). La rassegna stampa del giorno sull&#8217;iPad e nelle notifiche dell&#8217;aggregatore RSS. Il mio quotidiano tran-tran di tabacco, caffeina e cristalli liquidi. Ma nel mio ufficio c&#8217;è il profumo dei libri freschi di stampa e delle bozze che posso leggere mesi prima che delizino pubblico e critici.</p>
<p style="clear: both;">Fuori dalla finestra, la città sorniona e i suoi sparuti alberelli malinconici. Sembra che soffrano l&#8217;afa, persino loro.</p>
<p style="clear: both;">Ho tanti progetti. Come sempre. Tanti anni non mi hanno cambiato di una virgola: ho <em>sempre </em>tanti progetti e una valigia di sogni da cui non mi separo mai. Finora non ho mai avuto torto, e quel che mi sono prefisso ho ottenuto senza grandissimi sforzi. Certamente mi ha giovato non avere mai coltivato sogni particolarmente complessi. Tuttavia niente mi è mai sembrato così distante e fumoso come il sogno di normalità che inseguo da anni. Cosa voglio? Niente più di quello che vogliono tutti e che moltissimi hanno già: una relazione stabile, un lavoro appagante e sicuro, un benessere appena superiore alla soglia del decoro, le vacanze al mare, un appartamento piccolo ma accogliente, acquistare mobili IKEA la domenica pomeriggio, rifarmi il guardaroba in un centro commerciale, passeggiare in primavera e villeggiare d&#8217;estate.</p>
<p style="clear: both;">Eppure è tutto perennemente in sospeso. L&#8217;università è in sospeso (in <em>sonno</em>, direbbero i massoni) seppure a un passo dal completamento. Continuo a rinviare esami, e ormai ho persino pudore di mettervi piede; non sopporterei di sentirmi domandare, anche lì, quando mai mi laureerò. Io, studente brillante e diligente! Andare fuori corso!</p>
<p style="clear: both;">Certo, il lavoro è stimolante ma precario. Mi trattano molto bene, colleghi e superiori. Ho piena autonomia decisionale e gestisco secondo i miei criteri le faccende di mia competenza.</p>
<p style="clear: both;">I miei sentimenti viaggiano su quattro ore di treno interregionale, e sa Iddio se non riuscirò a rovinare tutto con le mie sempiterne paturnie. L&#8217;amo moltissimo, questo è certo, e mi rallegro così sinceramente ogni volta che la sento per telefono. Spesso trattengo i miei moti di tristezza, ché non abbia a rattristarsene anche lei. Cerco di essere, e talvolta mi costringo, la persona allegra e sicura di cui si è innamorata. Ma tutto quel che ho tra le braccia, la gran parte del tempo, è solo spazio.</p>
<blockquote style="clear: both;">
<p style="clear: both;">«Come stai, caro?»<br />
«Bene!»</p>
</blockquote>
<p style="clear: both;">Mentire è facile. Mentirsi non riesce mai. Nella mia coscienza non esiste Corte d&#8217;Appello, e il tribunale che ivi insiste emette sentenze irrevocabili e immediatamente esecutive.</p>
<p style="clear: both;">La mia felicità fa mille distinguo e parla solo per periodi ipotetici.</p>
<p><br class="final-break" style="clear: both;" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>A.</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 18:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono quasi le nove di sera. Qui a Vr. è una serata fresca e allegra, una di quelle che riescono – da sole – a risolvere ogni stortura della tua settimana. Sono discretamente seduto a un tavolo del locale della mamma di A. e la guardo mentre, malvolentieri, dà una mano coi piatti e le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="clear: both">Sono quasi le nove di sera. Qui a Vr. è una serata fresca e allegra, una di quelle che riescono – da sole – a risolvere ogni stortura della tua settimana. Sono discretamente seduto a un tavolo del locale della mamma di A. e la guardo mentre, malvolentieri, dà una mano coi piatti e le bevande degli avventori. C&#8217;è gente simpatica. Questi toscani mi sono sempre andati a genio. Particolarmente a genio. A. indossa un abitino azzurro che le sta d&#8217;incanto; e io mi sento l&#8217;uomo più fortunato del globo. La guardo estasiato. Quasi non credo che sia davvero mia e tutta mia. Quando si accorgerà quanto poco val la pena di stare con me? Spero il più tardi possibile. Non riuscirò mai a riempirmi a sufficienza gli occhi di lei. È un incanto di ragazza, è la mia pace. È molto più del meglio che potessi desiderare.</p>
<p style="clear: both">La guardo. Le faccio una smorfia buffa. Lei ride.<br />Non sono mai stato così contento di essere vivo.</p>
<p><br class="final-break" style="clear: both" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Stanchezza</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 18:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Life]]></category>
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		<description><![CDATA[Indovinate un po&#8217;: sono stanco. Mi alzo la mattina (ogni mattina) e vado a guadagnarmi la santa pagnotta. La mia giornata lavorativa consta di due uffici: il primo, mattutino; il secondo, pomeridiano. Alla sera, se mi avanza del tempo (non avanza mai, ma a volte fingo di averne, contravvenendo a qualche dozzina di principi termodinamici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Indovinate un po&#8217;: sono <em>stanco</em>. Mi alzo la mattina (<em>ogni </em>mattina) e vado a guadagnarmi la santa pagnotta. La mia giornata lavorativa consta di due uffici: il primo, mattutino; il secondo, pomeridiano. Alla sera, se mi avanza del tempo (non avanza mai, ma a volte <em>fingo </em>di averne, contravvenendo a qualche dozzina di principi termodinamici e logici) mi tengo aggiornato (si dice, tecnicamente, <em>fare briefing and debriefing</em>) con i clienti privati che mi tengo stretti e cari. Non ho più distrazioni. Non ricordo neanche più cosa significhi starsene in panciolle tutto il santo giorno con il naso immerso negli adorati libri di filosofia. Ormai, se leggo qualcosa, leggo cose strettamente connesse al mio lavoro (novità editoriali sulle quali è doveroso essere aggiornati, aggiornamenti tecnici, manuali, documentazioni specifiche – chiamatele <em>reference texts</em>) oppure spendo ore (letteralmente) in comunicazione e compilazione di consulenze e advisoring.</p>
<p>Mi va bene, mi va benissimo. È la vita che ho scelto, abbandonando i sogni delle navi da guerra. Mi ritengo fortunato, quando scopro di avere più lavori di quanti non ne abbia cercati e di poterne avere potenzialmente di più ancora. Molti miei coetanei non se la passano altrettanto bene, e cerco di apprezzare il buono che c&#8217;è in questa situazione. Ma sono <em>stanco</em>. Aspetto i quindici giorni che mi separano da A. e dalla sua pensosa allegria come un assetato attende una provvidenziale borraccia scesa dai Cieli a ristorargli la gola riarsa. Stringo i denti, allora, cercando di concentrarmi; aspettando lei e solo lei; pensando che ogni sacrificio verrà ripagato; che non ho altre possibilità di vivere decorosamente se non <em>facendomi il culo ogni santissimo giorno</em>. Questa è stata la lezione dei miei genitori. Non vengo da una famiglia ricca, anzi. Ho imparato da loro il disprezzo dell&#8217;opulenza e ho sviluppato grazie a loro un fastidio interiore sviluppatissimo per l&#8217;ostentazione. Questa rimane e rimarrà la cifra essenziale della mia vita. Quel che voglio si riassume davvero in una manciata di parole: una casa, una famiglia, tanti gatti e – a Dio piacendo – un pargolo. Magari non adesso. Magari nemmeno tra due anni. Facciamo verso i trentadue anni, ok? Ma non è questo il punto.</p>
<p>Guardo il mio paese e la sua gente. E non li riconosco più. Sento <em>incombente </em>il rischio che mi venga scippato il futuro per cui sto lavorando. Che l&#8217;immediato futuro veda anche qui barricate, lacrimogeni, polizia schierata in assetto da repressione. Quando l&#8217;angoscia si fa più forte non ho altra scelta che chiudere gli occhi e rinunciare a vedere.</p>
<p>«Com&#8217;è stato facile restare fermi e immobili, chiudendo gli occhi e rinunciando a vedere».</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il dottor R.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 20:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Life]]></category>

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		<description><![CDATA[Credo abbia oltrepassato la cinquantina, e che l&#8217;abbia passata da qualche anno; tuttavia conserva un aspetto e un atteggiamento assai giovanili. Quella giovinezza serena e spontanea, tutt&#8217;altro che affettata e sintomo d&#8217;immaturità. Il dottor R. è una di quelle persone apparentemente a proprio agio in qualunque situazione; lo giurerei capace di argomentare all&#8217;infinito su qualunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="clear: both">Credo abbia oltrepassato la cinquantina, e che l&#8217;abbia passata da qualche anno; tuttavia conserva un aspetto e un atteggiamento assai giovanili. Quella giovinezza serena e spontanea, tutt&#8217;altro che affettata e sintomo d&#8217;immaturità. Il dottor R. è una di quelle persone apparentemente a proprio agio in qualunque situazione; lo giurerei capace di argomentare all&#8217;infinito su qualunque argomento, come i sofisti dell&#8217;antichità. Forse è per il mestiere che ha scelto, o forse – propendo per questa ipotesi – ha scelto il suo mestiere per via di queste sue doti innate. Sia quel che sia, mi tranquillizza parlarci, di tanto in tanto.</p>
<p>«Come se la passa, Alese?»</p>
<p style="clear: both">Mi piace molto come lo dice. Sorride con un angolo della bocca, di sbieco; ma è così tranquillizzante.</p>
<p style="clear: both">«Credo bene, dottore. Sono felice, credo».<br />«<em>Credo</em>?»<br />«Beh, sì. Credo. Suppongo. Ne avrei tutte le ragioni».<br />«Me ne faccia un breve elenco».</p>
<p style="clear: both">Ha questo <em>topos</em>, ogni dialogo che intrattengo con la sua figura: gli elenchi. Mi costringe ad elencare qualunque cosa mi passi per la testa e che non gli appaia sufficientemente elaborata. Presumo voglia così costringermi a razionalizzare, osservare, discernere e discriminare. Pigro esercizio, per una mente superficiale come la mia.</p>
<p style="clear: both">«Mi faccia pensare. Sono professionalmente soddisfatto e stimolato. Mi piace quel che faccio, ho prospettive e sto già migliorando la mia posizione. Non ho debiti e posso permettermi una vita molto più agiata di quella di molti miei coetanei. Ho una storia sentimentale che procede a gonfie vele; se la conoscesse non dubito le piacerebbe moltissimo. Anche a casa, tutti stravedono per lei. Quando mi vedono schizzare di qua e di là senza darmi requie mi dicono ogni volta “Perché non ti prendi tre giorni di ferie e vai a Viareggio?” Ma forse vedermi nervoso gli dà semplicemente sui nervi. Ho dei buoni amici. Molti meno che in passato, ma in compenso autentici. Non posso lamentarmi».</p>
<p style="clear: both">R. fa per pensarci su, si acciglia come fa sempre quando non lo convinco.</p>
<p style="clear: both">«&#8230; e tuttavia?»<br />«Tuttavia?»<br />«Tuttavia. Tutto quel che dice lascia trasparire le increspature di un tuttavia».<br />«Non è un tuttavia, dottore. È un <em>eppure</em>».<br />«Come preferisce. E mi dica: <em>eppure</em>?»<br />«Eppure mi manca – <em>sempre</em> – qualcosa».</p>
<p><br class="final-break" style="clear: both" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Occhi da pescecane, io?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 15:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Life]]></category>

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		<description><![CDATA[«Lei ha fame».Prego?«Voglio dire: si vede che ha qualche credito da riscuotere. Lo vedo da come mi guarda».Non capisco dove vuole arrivare.«Mi segua. Ci sono persone che vivono splendide infanzie, gioventù spensierate e diventano poi adulti consapevoli e sereni senza nulla da chiedere al mondo. Accanto a queste, ci sono centinaia di ragazzini vilipesi, umiliati, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="clear: both"><em>«Lei ha fame».<br />Prego?<br />«Voglio dire: si vede che ha qualche credito da riscuotere. Lo vedo da come mi guarda».<br />Non capisco dove vuole arrivare.<br />«Mi segua. Ci sono persone che vivono splendide infanzie, gioventù spensierate e diventano poi adulti consapevoli e sereni senza nulla da chiedere al mondo. Accanto a queste, ci sono centinaia di ragazzini vilipesi, umiliati, incompresi, rifiutati e disprezzati i quali crescono con l&#8217;odio, l&#8217;odio dentro per il mondo e chi lo abita. Queste persone sono pericolose, mi capisce? Sono quelli come lei. Quelli che si guardano attorno con gli occhi inespressivi e cerulei dei pescecani. Quelli che parlano tra i denti a labbra strette e che quando sorridono è solo per compiaciuto sarcasmo».<br />Lei non&#8230;<br />«Stia zitto e mi ascolti. Lei appartiene a quella razza sottomessa da generazioni, pronta a sfruttare la prima occasione di riscatto per fare pagare al prossimo tutte le sue privazioni. Adesso è ancora giovane, ma tra non molto sarà assetato di sangue e sbranerà chiunque gli capiterà a tiro. Vorrà tutto, fagociterà persone e le butterà via come stracci vecchi non appena avrà alimentato la brace che le brilla nelle pupille. Ho pena per lei, perché non troverà mai la pace che cerca. Si spegnerà, e spegnerà molti altri sulla sua strada. È il destino dei predatori, è la catena alimentare. Mi spaventa che lei abbia del talento. L&#8217;avrei preferita incapace e maldestro. La mia unica consolazione è che gente come lei non ha più voglia di prendere una Skorpio in pugno e non crede più nella lotta di classe».</em></p>
<p style="clear: both">Era il mio primo colloquio di lavoro. Avevo diciannove anni e non lo dimenticherò mai. Quel posto in banca naturalmente non mi fu assegnato. Al mio posto presero un&#8217;oca fresca di maturità da ragioniera. Me ne feci una ragione, di quello stipendio che non avrò mai. Ma quelle parole mi rimasero stampate in fronte per anni. Ne ricordo ogni dettaglio anche adesso. Tornai a casa con la coda tra le gambe, incapace di formulare una mia difesa. Adesso capisco esattamente cosa intendeva quell&#8217;esaminatore. Mi rigiro nel letto pieno di domande sulla mia condotta, sulle mie ansie e sui miei desideri; vedo che tutto converge verso quel vuoto ancestrale che ha mosso le mie decisioni fino al momento storico attuale. Quell&#8217;implacabile sete di vendetta che solo di recente ha cominciato ad acquietarsi, ma che continua a mietere vittime innocenti con le mie nevrosi. Vago in cerca di approvvigionamento energetico, di organismi fossili da consumare per alimentare la mia frenesia esistenziale. La mia dannata sete di compiacimento.</p>
<p style="clear: both">Non mi sono mai fatto una ragione del mio dolore infantile e adolescenziale. Dovrò trovare il coraggio di parlarne a qualcuno, prima che sia davvero tardi per cambiare. Prima che diventi, sul serio, una persona cattiva.</p>
<p><br class="final-break" style="clear: both" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ben venga Saviano</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 20:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ne ho mai parlato, perché tengo fede all&#8217;ultimo baluardo della decenza; quel lembo di buon gusto che impone di astenersi dal criticare un argomento o un personaggio per sola virtù dell&#8217;antipatia personale che verso tali argomenti o personaggi si può provare per i più disparati motivi sepolti nella propria psiche. Ma questa non posso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="clear: both">Non ne ho mai parlato, perché tengo fede all&#8217;ultimo baluardo della decenza; quel lembo di buon gusto che impone di astenersi dal criticare un argomento o un personaggio per sola virtù dell&#8217;antipatia personale che verso tali argomenti o personaggi si può provare per i più disparati motivi sepolti nella propria psiche. Ma questa non posso davvero digerirla, e mi costringo a spendere due parole a futura memoria. Mia e vostra.</p>
<p style="clear: both">In questi giorni, curiosamente in coincidenza con la sventagliata di meschini attacchi a Saviano da parte di mafiosi governanti e manutengoli del malaffare (invettive che mescolano il furore verso chi poco sopporta di farsi <em>gli affari propri </em>- vera divinità una e trina dello Stivale &#8211; e un generale risentimento verso gli operatori di cultura), esce in libreria il libercolo di Alessandro Dal Lago su <em>Gli eroi di carta</em>. Eroe di carta sarebbe Saviano, afferma Dal Lago, in quanto si erge con la sua personalità e la sua pervasiva narratività nel miasma dei fatti che racconta nel suo ormai celeberrimo <em>Gomorra</em>. Lungi dal riconoscergli per ciò un merito (non è forse la base della buona letteratura, la presenza di un narratore forte e abile nell&#8217;intrigare la fantasia e catalizzare l&#8217;attenzione dei propri lettori?), Alessandro Dal Lago si spinge a definire Saviano come lo <em>speculum </em>del berlusconismo (e vi giuro che di tale affermazione, nel saggio, non c&#8217;è uno straccio di argomentazione).</p>
<p style="clear: both">Premetto. Non ho antipatie né simpatie rilevanti per Saviano. Ho letto con grande attenzione <em>Gomorra </em>e ne sono però rimasto profondamente colpito. Non solo per l&#8217;oggettiva, delirante crudezza del sistema di vita che lì si descrive, ma soprattutto per la strabiliante capacità di raccontare una realtà seguendo il filo degli ultimi, dei dimenticati dalla cronaca e dall&#8217;indignazione di cui periodicamente si riempie la pubblica opinione. Il cinese impiegato nello scarico del porto di Napoli, il piccolo sarto che cuce l&#8217;abito per gli Oscar, il compagno d&#8217;infanzia che cede alla Camorra e si fomenta per la capacità di fuoco degli AK-47: sono personaggi di grande impatto narrativo, e Saviano se ne serve con brillante lucidità per farne dei Caronte che traghettano il lettore sull&#8217;Acheronte della realtà criminale napoletana.</p>
<p style="clear: both">Il talento di Saviano, per sua sfortuna, non si limita alla parola scritta. Chiunque abbia assistito ai suoi monologhi televisivi o l&#8217;abbia sentito parlare alle poche manifestazioni cui ha presenziato ne ha ricavato una fortissima impressione. Il giovane Saviano ci sa indubbiamente fare: sceglie argomenti intelligenti (la parola) e li sviluppa con una capacità di approfondimento straordinaria, accattivando e conquistando emotivamente chi lo ascolta. Un vero talento, che l&#8217;ha reso popolare e ne ha fatto un paladino. Molti non hanno gradito.</p>
<p style="clear: both">Perché Saviano è diventato un paladino, suo malgrado? Molti detrattori (Dal Lago è solo l&#8217;ultimo della risma; non vorrei ma devo ricordare l&#8217;illustre &#8211; illustre? &#8211; esempio di Fede, ma è degno di nota per amarezza che il nostro amatissimo Presidente del Consiglio abbia voluto imputargli la cattiva fama che il nostro paese ha guadagnato sui mercati esteri) lo hanno accusato di personalismo, di voler cavalcare i sentimenti della più facile indignazione popolare e di volersi costituire come parte politica in gioco. Anche voi sentite questo asfissiante puzzo di <em>deja-vu</em>? Nel nostro Paese Malato qualunque azione di pubblica responsabilità viene tacciata di politicismo; come se far politica fosse sempre e invariabilmente una faccenda lurida e tutt&#8217;altro che disinteressata. Quand&#8217;anche non fosse così, si bada bene a spulciare le dichiarazioni dei redditi; come se il talento e la capacità di chi non ha altra colpa che quella di <strong>indignarsi</strong> non fossero meritevoli di retribuzione. Come se Saviano, che è bravo, <em>molto </em>bravo in quello che fa non dovesse servirgli da sostentamento.</p>
<p style="clear: both">Indignarsi: abbiamo perso la capacità di indignarci, noi italiani. Ben venga un Saviano qualsiasi. Che venga pagato migliaia, centinaia di migliaia di euro, anche solo per dirci: indignatevi. Salga sul palco più luminoso del Globo e ci urli in faccia <strong>indignatevi</strong>. Lo urli a noi, che per strada voltiamo la faccia di fronte all&#8217;ennesimo scempio di legalità e buon gusto. Lo urli persino a quelli che non sopportano di essere richiamati, bruscamente, alla realtà. La coscienza infelice di costoro viene scossa dal risveglio collettivo delle coscienze. Vorrebbero, loro, convincerci che decenni di machiavellismo e turpe convivenza con l&#8217;anti-Stato siano il vero <em>habitus </em>dell&#8217;alta politica e della sopraffina capacità di agire. Mentre invece nient&#8217;altro rappresenta, se non la marcescenza di una civiltà agli sgoccioli e la malvissuta incapacità di capire null&#8217;altro che le proprie, piccolissime, coscienze. Ancora in preda all&#8217;infantilismo e alla facilità con cui, sbattendo giù dal piedistallo gli eroi civili, ci si può guadagnare, in Italia, l&#8217;etichetta di libero pensatore.</p>
<p style="clear: both">Indignatevi. <strong>Indignatevi</strong>. Vorrei leggere quest&#8217;imperativo. Ripetuto continuamente su trecento e passa pagine. E leggerne ogni giorno una dozzina. Per ricordare che il vero e ultimo sentimento realmente necessario è la <strong>vergogna</strong>.</p>
<p><br class="final-break" style="clear: both" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Basta così poco</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 15:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Basta così poco ad essere felici. Me ne accorgo adesso. Di ritorno a casa, verso quella vita precaria e perennemente in bilico che pur ho fermamente scelto per me. Con il profumo di te ancora addosso, col tremito delle tue mani tra le mie; mi sento felice come non ero mai stato. Non smetterò mai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="clear: both">Basta così poco ad essere felici. Me ne accorgo adesso. Di ritorno a casa, verso quella vita precaria e perennemente in bilico che pur ho fermamente scelto per me. Con il profumo di te ancora addosso, col tremito delle tue mani tra le mie; mi sento felice come non ero mai stato. Non smetterò mai di ripetertelo, finché avrò anche un solo respiro da spendere in parole d&#8217;amore. <em>Siamo una cosa sola</em>. Ce lo siamo ripetuto, sospirando, dieci, cento, mille volte. Ora so che è vero. Ora so che con te non ho sbagliato. Questo marinaio ha toccato la terraferma; finalmente ho visto il faro del mio porto.</p>
<p style="clear: both">Nulla mi porterà mai più lontano da te: <em>questa è una promessa.</em></p>
<p><br class="final-break" style="clear: both" /></p>]]></content:encoded>
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		<title>Thinking of B.</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 21:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni ho ripensato molto a B. Per un bel po&#8217; di tempo l&#8217;avevo come rimossa dai miei pensieri, dopo averla rimossa forzatamente dalla mia vita. Eppure ci sono persone che son simili a lame, per i graffi che ti lasciano addosso. Sarà che è così che l&#8217;ho conosciuta, al tempo in cui entrambi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="clear: both">In questi giorni ho ripensato molto a <em>B</em>. Per un bel po&#8217; di tempo l&#8217;avevo come rimossa dai miei pensieri, dopo averla rimossa forzatamente dalla mia vita. Eppure ci sono persone che son simili a lame, per i graffi che ti lasciano addosso. Sarà che è così che l&#8217;ho conosciuta, al tempo in cui entrambi eravamo commessi in libreria. Sarà che anche allora c&#8217;era un sole splendido e l&#8217;aria attorno si tingeva delle promesse di giugno. Sarà che mi sentivo così dannatamente solo, allora; il suo sorriso mi sembrò un dono del cielo giunto tra i mortali per rassicurarci che <em>dopotutto</em> c&#8217;è ancora speranza per noi che brancoliamo tra la noia e la disperazione tra queste macerie di civiltà.</p>
<p style="clear: both">Mi chiedo come sia la sua vita, oggi. Se sia davvero andata in Argentina. Se abbia finalmente trovato anche lei quel che andava cercando. Com&#8217;è che amava ripetere? Cercava «realizzazioni nella vita professionale». Quanto mi sembrava pretenzioso, quel modo di dire stereotipato e vuoto. Ma lei era soprattutto questo: enfasi e retorica un tanto al chilo. Eppure quel modo di muovere le mani non l&#8217;ho ancora visto da nessuna parte. Ecco, forse questo mi colpì dapprincipio. Più ancora della sua mediterranea e sana bellezza. Lasciava scie ovunque, dovunque si muovesse e qualsiasi cosa facesse.</p>
<p style="clear: both">Graffi addosso. Ce li ho ancora, me li sento. Ne ho uno sul cuore per ogni donna che ho amato e per ogni stanza dove ho consumato ardendoli brandelli del mio spirito. Lei non fa eccezione. Ancor oggi non so dire cosa siamo stati, <em>se </em>siamo stati qualcosa insieme o se forse siamo stati, l&#8217;uno per l&#8217;altra, un incidente di percorso che ci farà scuotere la testa come a dire «oh, quant&#8217;ero giovane e sciocco» quando lo racconteremo.</p>
<p style="clear: both">Ne è passato di tempo. Non sono più lo stesso, ora. Sono una persona completamente diversa. Felice e determinata. Non mi riconoscerebbe nemmeno, se mi vedesse adesso. Eppure ancora oggi mi torna alla mente, passando le mani sulle cento copertine degli adorati libri. Quelli che per un frammento d&#8217;estate furono <em>i nostri </em>libri.</p>
<p><br class="final-break" style="clear: both" /></p>]]></content:encoded>
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